Un “normale” pomeriggio in piscina con due figli al seguito

Corso di nuoto per Ninni e avventura pomeridiana per la mamma.

La lezione comincia in vasca alle 16, io esco di casa alle 15, 30 con i guanti per lavare i piatti rosso ciliegia ed i capelli dritti come bratte di carciofo. Non temo invasioni di ladri perchè entrando in casa mia penserebbero di esserci già passati ed esco con la stessa flemma di una sfollata alla quale va a fuoco l’appartamento. Dudù si addormenta in macchina durante il tragitto, Ninni sbraita che voleva giocare coi lego e il nuoto non gli piace in realtà poi si diverte un sacco ma la mamma in qualche modo deve farla impazzire definitivamente. Arriviamo puntualmente in ritardo e ci esercitiamo al salto all’ostacolo del mulinello io, Ninni e Dudù addormentata ed infagottata come l’omino Michelin.

La temperatura negli spogliatoi è simile a quella che misura il centro della terra, mentre spoglio Ninni, Dudù si sveglia, scivola giù dal passeggino e corre in esplorazione dei borsoni incustoditi e degli armadietti aperti. Lancio il mio provetto nuotatore verso la tata che li accompagna in vasca e vado alla ricerca della sorellina che in un batter d’occhio ha sottratto portafogli, bagnoschiuma e tanto quanto sufficiente a farmi arrestare. Il cappotto mi si appiccica addosso e i capelli sono madidi di sudore. Circa un’ora di attesa che trascorro nei locali accoglienti dell’ingresso ed in quei 50 minuti Dudù, inizialmente attratta dai fogli e colori messi a disposizione per i bimbi che aspettano i fratellini che seguono il corso, si dirige verso il più affascinante distributore di bevande per studiarne il funzionamento e organizzarne la distruzione.

Vandalizzata la hall della struttura si rientra a prendere il fratellino negli spogliatoi per bruciare anche le ultime calorie del primo omogeneizzato. Ogni volta che faccio la doccina a Ninni mi ripeto che la volta successiva lo accompagnerò in piscina con la muta da sub perchè sistematicamente esco dalla struttura che sembro investita da da un’autocisterna, con i pantaloni da strizzare e le scarpe che gracidano come rane. Intanto Dudù si infila con tutti i vestiti sotto il soffione insieme al fratello. Asciugo col phon i capelli a mio figlio, asciugo col phon… mia figlia, mentre io grondo di sudore. Usciamo di corsa dalla struttura con le temperature equatoriali e fuori dalla porta troviamo il polo nord e l’umidità della foresta pluviale. Io starnutisco a ripetizione, i bambini urlano che hanno fame ed è ora di merenda. Io ho freddo e voglio tornare a casa ma durante il tragitto Ninni mi racconta con entusiasmo quello che hanno fatto, dei tuffi e della stella marina ed io penso che il sacrificio di un raffreddore e della stanchezza lo ripaga quella felicità, i progressi ed il divertimento di mio figlio.

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.