Mare o montagna? A casa, le vacanze con i bambini si fanno a casa!

Scusate l’assenza, ma mi stavo riprendendo fisicamente dalle vacanze.

Che poi più che vacanze potremmo parlare di addestramento militare, prove di sopravvivenza, giochi senza frontiere, ma “vacanze” non è proprio la definizione corretta.

Il freddo addosso (per i lettori sopra Caianello: la pelle d’oca).

Perché con due bambini, Gennarino di 2 anni e un po’ e Nina 10 mesi, tutto può essere meno che una vacanza.

Quest’estate ho capito, per esempio, che la quantità di iodio (che poi cos’è questo iodio, che non sia mai i piccirilli non si abboffano di iodio) è direttamente proporzionale alla quantità di Xanax che poi devono prendere i genitori.

Vai in ferie pensando di riposare e dopo 12 ore ti manca persino il traffico in tangenziale che ti snerva ogni mattina quando vai in ufficio.

Perché quell’incolonnamento, quei settemila clacson, quello stress non sono nulla rispetto a quello che passerai in quelle poche settimane di “pseudovacanze”!

A partire dalla partenza (senza contare che non fai le valigie ma proprio i traslochi) quando i piccoli che in auto tra cacca e pipì ti costringono a soste ogni 10 minuti che per fare 30 kilometri ci vogliono sei ore  e tre quarti.

E poi la spiaggia, il mare.

Vai presto la mattina, fai il bagno a uno, prendi a quell’altro, l’acqua è gelata, riempi la piscinetta, e no Gennaro non buttare la sabbia dentro.

Prendi a Nina, posa a Gennaro.

Statti quelle sei sette ore sotto il sole alle giostre perché a Gennarino piace l’altalena, e che fai tu non spingi?

E poi: metti la protezione, togli la protezione, la doccia è troppo calda, no è troppo fredda, la sabbia che scotta, “papà in braccio”, metti il golfino che fa freschetto, toglilo che suda.

Il caldo, le zanzare, l’Autan, i figli degli altri, le urla, i secchielli, il sudore.E poi si scottano toglili dal sole , rimettili al sole che stanno tutti bagnati.

I bimbi che si devono abituare ai nuovi ritmi e intanto non dormono, non mangiano, non cacano, non si stanno fermi.

Un delirio che quando ti mettevi a letto, non prendevi sonno: svenivi direttamente.

Roba che io e Teresa, mia moglie, ci incontravamo per casa giusto per scambiarci i figli e guardarci con quell’aria mista tra compassione e un romantico “ce la faremo”.

Questo è il mare (e non finisce qui!)
Idea brillante: “Teresa basta con lo iodio, andiamo in montagna che pure fa bene”.

Peggio.

Salite, discese, il carrozzino non passa, sui cavalli i bimbi sono piccoli, i sentieri di montagna non si può,  fa freddo, pioviggina, le mucche per strada , “papà c’ho paura”, i paesi con le scale, Gennarino non correre che cadi.

E pure qua le zanzare, il golfino fa freddo, no si suda, il latte non mi piace, Nina non dorme che nella culla non si trova.

Un delirio anche qui tra le fresche frasche che quando sono ritornato in ufficio ho abbracciato il mio capo e gli ho chiesto di non darmi mai più le ferie, di farmi lavorare 23 ore al giorno, di affittarmi la scrivania per una settimana colazione compresa.

Lo so che mi capite, lo so che pure per voi è così.
Vi ho visto sul lungomare a strattonare carrozzini all’una di notte, vi ho notato sotto il sole a correre appresso ai vostri figli.
Vi ho visto, che vi credete.

E mentre vi guardavo, mi rassicuravo.
Mi sentivo meno solo.
Capivo che quello era il prezzo della felicità.
E forse è anche un prezzo basso.

Sì, perchè mentre scrivo e ricordo dell’estate ho il freddo addosso (per i lettori sopra Caianello: la pelle d’oca).La malinconia.

Mi manca tutto quel tempo insieme.
Mi mancano persino le zanzare (ah no, quelle ci sono ancora)
Perché sarà pure un pelino faticoso ma come diceva Walt Whitman “Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l’ho scordato”.

News Reporter
Papà di Gennaro e Nina, zio di Antonio ed Emilia. Cervello da tronista, fisico da scrittore ed il solito non si impegna abbastanza. Non riesco a pronunciare la parola internazionalizzazione