Estate. Ecco perché il caldo e le mamme non vanno d’accordo

Ci siamo tolte di mezzo l’inverno con il suo grigiore durato fin troppo a lungo ed i vestiti pesanti che ci infagottavano e richiedevano un’ora di tempo solo per la vestizione mattutina della prole, ed è giunta finalmente la bella stagione, il sole, le temperature equatoriali, la spossatezza tipica da post camminata nel deserto e il volante della macchina prossimo alla liquefazione.

La mamma, la mattina, si alza con la pressione sanguigna di un capitello in marmo di Carrara, dopo avere lottato per tutta la notte contro zanzare tigre del bengala che hanno ridotto i figli a pois, la sete a turno di tutti i membri della famiglia che l’ha costretta a ripetuti pellegrinaggi in versione Polifemo verso il frigorifero.
La giornata comincia con una doccia i cui effetti svaniscono dopo i primi 5 minuti: la mise da ufficio, non troppo scoperta, non troppo scollata, il tessuto naturale per non puzzare come una capra tibetana, le scarpe che non scoprono troppo i piedi, il trucco che copra il livor mortis e l’acconciatura da invasata. I bambini si svegliano di pessimo umore, col segno del lenzuolino raggrinzito sul viso e madidi di sudore: viviamo in Sicilia provincia del Sahara!

Prima di uscire di casa comincia la lotta contro i sandali detestati dai bambini che preferirebbero tenere i piedini dentro un altoforno dell’Adidas piuttosto che esposti al pubblico. La borsa deve contenere lo spray repellente per le zanzare, la protezione solare dalla 50 fino a quella per i vampiri, le salviettine per tutti gli usi ed impieghi dello scibile igienico, acqua nelle forme di bottiglietta, bottiglia, borraccia, ghiaccio, vapore acqueo ed autobotte; cappelli e berretti per riparare le testoline dal sole, giacca e giacca a vento, perchè noi mamme prevediamo sempre repentini abbassamenti di temperatura che sistematicamente, finchè siamo attrezzate, non si verificano.
Il tempo di sedersi al volante dopo avere assicurato i bambini sui seggiolini e la mamma “altola’ al sudore” sembra un quadro di Picasso: il trucco è evaporato lasciando il viso in versione foulard di Desigual e la camicia le si è appiccicata addosso. Finestrini aperti, niente  aria condizionata perchè equivale ad uno starnuto dopo i primi 30 secondi ed ad un torcicollo dopo il primo minuto, e via con il vento tra i capelli e il getto d’aria del phon sul viso. La mamma arriva al lavoro con l’aria fresca e rilassata di una che è stata catapultata da un aereo davanti alla tastiera del pc e che ha bisogno di un secchio di caffè per riattivare quantomeno le sue funzioni vitali.

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.