La mamma è sempre la mamma. Anche se hai più di 30 anni, le rughe e due figli

“Mettiti la canottiera”
“Hai Mangiato?”

Queste sono le 2 frasi che tutti i figli si sentono dire da sempre.
A queste, Maria Gaetana, ma per tutti Ninarella, mia madre, da quanto sono diventato genitore ne ha aggiunta un’altra: “Ti piace a essere chiamato papà?”.

Una frase che ripete spesso e nelle situazioni più disparate.
Hai sonno, sei stanco, non hai tempo nemmeno per fare pipì e lei ti ripete: “Ti piace a essere chiamato papà?”.
Non riesci a mangiare le sue polpette supercaloriche perchè Gennarino intanto si sta arrampicando sul frigorifero e lei:  “Ti piace a essere chiamato papà?”.
Nina deve fare il vaccino, tu hai l’ansia appollaiata sulla spalla e lei: “Ti piace a essere chiamato papà?”.

Le madri sono esseri speciali e un modo per starti vicino lo trovano sempre.

E mia mamma con questa frase, anche un po’ sgrammaticata, per esempio riesce ogni volta a riscaldarmi il cuore. Se poi ci aggiunge pure una bella teglia di parmigiana di melanzane allora ciao.
Ciao a tutti.

Ci pensavo stamattina.
Dopo una settimana da papà un po’ turbolenta: Gennarino ha avuto una brutta gastroenterite ed è stato ricoverato due giorni in ospedale.
Tranquilli, nulla di grave, Gennarino si è ripreso alla grande e ora è di là che mangia come un camionista russo in vacanza.
Ma io, ipocondriaco cronico, in quei giorni ho pensato spesso alle parole di mammà.

Perché essere genitori ti mette di fronte alla felicità più intensa ma ti costringe anche ad affrontare le paure più profonde.
Ho avuto paura. Tanta paura.
Una paura che ti spoglia.

Ma sei papà, non puoi cedere, allora inarchi la schiena, petto in fuori e la affronti.
Anche perché da genitori impari a relativizzare: non era nulla di serio (solo tanto vomito e diarrea, giusto per essere precisi) e perciò non vi ammorberò con il racconto di due giorni di ospedale (che solo a ripensarci comincio a piangere oggi e finisco a Ferragosto).

Volevo piuttosto raccontarvi quello che di bello ho imparato in quelle ore di “prigionia” in ospedale.

Ho appurato, per esempio, che a Napoli non ci sono solo ospedali fatiscenti e malasanità.
Gennarino è stato all’Ospedale Santobono e lì, credetemi, i medici e gli infermieri sono stati molto professionali e assai pazienti.
Mica è facile rispondere con sorriso rassicurante a tutte le richieste, talvolta assurde, di un genitore ansioso – paranoico – con tratti schizofrenici come me?
Ho scoperto, poi, che la Coca Cola blocca il vomito e che al Vomero (quartiere di Napoli dove si trova l’ospedale) è addirittura possibile parcheggiare per strada senza accendere un mutuo nei garage privati.
Ho visto che Teresa, mia moglie, è bellissima anche dopo 2 notti senza dormire e che in ospedale i papà che restano di notte sono più rari dei congiuntivi corretti di Malgioglio.
Ho capito che la notte in ospedale può essere lunghissima e che la mattina il caffè preso con tutti i genitori del reparto è più emozionante di mille aperitivi super modaioli al tramonto.
Ho compreso che non bisogna mai lamentarsi inutilmente e che il cibo dell’ospedale è più buono di quanto di possa pensare.
Ho avuto la certezza che per mia mamma io divento automaticamente “secco secco” solo perché sono po’ preoccupato.
Ho realizzato che tornare a casa dopo due giorni di ospedale e molto più emozionante che lasciarla per un viaggio oltreoceano.

Ma prima di tutto ho compreso le parole di mia mamma.
Il significato profondo di quel “Ti piace a essere chiamato papà?”, buttato così, in dialetto, tra una pentola al ragù e una pizza in forno.

Le mamme hanno sempre la risposta.
Sanno sempre cosa dire.
E quella frase, semplice semplice, racchiude il senso profondo della felicità e della responsabilità.

E pubblicamente ringrazio mia mamma per tutto quello che mi insegna, ogni giorno.

Lei che dispensa polpette anti dieta e, a sua insaputa, pure pillole di saggezza.
Perché sono così le mamme.
Tu puoi avere 37anni suonati e 2 figli  ma quel “Giovà ti cucino qualcosa che ti vedo sciupato” resta sempre la più bella dichiarazione d’amore di tutti i tempi.

Alle canottiere che non mettiamo,

A tutti i “questa casa non è un albergo”

Alla mia, e a tutte le madri del mondo: Buona festa della mamma!

 

News Reporter
Papà di Gennaro e Nina, zio di Antonio ed Emilia. Cervello da tronista, fisico da scrittore ed il solito non si impegna abbastanza. Non riesco a pronunciare la parola internazionalizzazione