“Cinque minuti e andiamo via”. E invece resti al parco fino a notte su un’altalena che non si ferma mai

I fatidici cinque minuti per le mamme sono quelli dell’ultimo giro sulla giostrina prima di tornare a casa, quelli dell’ultima canzoncina prima di salutare l’amichetta che ha festeggiato il compleanno, quelli degli ultimi due tiri di pallone, dell’ultimo cartone prima di andare a scuola o dell’ultima gara a chi arriva prima al cancello all’uscita di scuola. I “cinque minuti” che si trasformano in venti se siamo fortunate, e che sistematicamente diventano troppi. Sono quelli che una mamma avrebbe impiegato a fare una pipì che ora le scappa, quelli che col cappotto addosso la fanno sudare, quelli necessari a mettere sul fuoco l’acqua per preparare il pranzo.

Ho visto madri affrante all’uscita di scuola soggiornare su altalene nell’attesa che i figli finissero quel gioco infame di affacciarsi dalla casetta, ho visto professionisti disperati sfruttare quel tempo infinito per fare telefonate di lavoro nell’assordante vociare della scolaresca, ho visto donne correre verso la prima rosticceria di strada per salvare una cena sacrificata in funzione dell’ultima coreografia di baby dance.
“Cinque minuti” e poi non ce ne andiamo più.
Cinque minuti e restiamo incollati ad aspettarli, con buona pace dei progetti ad incastro e del tempo contato.

Ai “cinque minuti” segue la rincorsa per vestizione, lenta, smagliata, la mal celata perdita di pazienza, l’urlo soffocato mentre un figlio scappa, l’altro si toglie nuovamente il giubbotto, la sciarpa strofinata sul pavimento mentre uno strilla e l’altro si scatena. Il cicaleccio con le mamme, l’argomento originale dei prodigi dei propri figli, quello confidenziale del disordine in casa, lo scambio di ricette, di consigli e di pastiglie per il mal di testa.
I cinque minuti sono anche quelli dell’esaltazione, dell’entusiasmo smisurato e fuori controllo, quelli delle cadute, degli spintoni e delle risse, i minuti delle ginocchia sbucciate, dei bernoccoli sulla testa e dei pianti disperati.
Cinque minuti che diventano un’eternità, durante la quale ogni genitore vorrebbe sbattersi la testa contro uno spigolo per trovare le parole convincenti, l’atteggiamento persuasivo, la beatificazione.

“Cinque minuti” e saltano i piani e restiamo piantati, i cinque minuti che suonano come una formula magica: l’incantesimo per l’immobilità.

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.