Colazione in famiglia? Non proprio come quella del Mulino Bianco

Il problema della colazione nelle famiglie italiane è la pubblicità.
Tavole apparecchiate, figli ubbidienti, fiori freschi, gente che sorride.

Ma quando?
In quale casa?
In che tipo di galassia?

Perché tanto non ci crederò mai (anche se me lo giurate sul ciuffo di Malgioglio) che la mattina in casa vostra accade quello che i pubblicitari della Mulino Bianco ci propongono da anni.

La scena incriminata, quella che ci propinano da sempre quasi tutti i produttori di brioche, biscotti e zuppe di latte varie, è questa: tavola apparecchiata che manco il cenone di Capodanno; mamme e papà freschi e ben vestiti che, sereni, inzuppano i biscotti; figli che, ubbidienti, si ingozzano di marmellate e frutta fresca con la scena finale che lascia di stucco (i bambini lanciano gli zaini in aria perché sono felici di andare a scuola)

Roba che se mettessero una telecamera a casa mia alle sette di mattina più che una pubblicità di questo tipo verrebbe fuori un film horror che Dario Argento mi scritturerebbe per fare lo zombie nel suo prossimo film.

Ci sono i papà della pubblicità: belli, sbarbati, giacca e cravatta.  E poi ci sono io: maglietta usurata anno 1998, tutto storto e le occhiaie di chi non dorme sei ore di seguito da almeno 26 mesi.

E poi queste mamme che già alle 8 della mattina sono vestite, truccate, pettinate e soprattutto di buon umore.

Io, per esempio, prima di rivolgere la parola a Teresa ci penso almeno sette, otto volte se non voglio rischiare di trovarmi la macchinetta del caffè in fronte.

Alle sette di mattina è l’inferno, l’ora X: roba che per fare la pipì in santa pace devi svegliarti un quarto d’ora prima di tutti altrimenti rischi di farla con Gennarino che ti segue urlando “Papà Latte”.

L’apocalisse proprio.
Gennaro, due anni, si sveglia
Nina, sei mesi, segue a ruota.

E da lì non si capisce più nulla: pigli una, scappa l’altro.

Per dirne una, ogni mattina una novità alimentare: Gennarino è per la varietà della dieta, non mangia mai la stessa cosa e quindi ogni mattina, passi un quarto d’ora a capire se nel latte vuole: i plasmon, i pan di stelle, gli abbracci, i cereali , la nutella, il cacao, i crackers, i grissini o la mortadella.

Intanto il caffè “sale” (a casa mia siamo cultori del caffè nella “macchinetta”, quindi niente cialde) ma sai già che lo berrai freddo perché nella migliore delle ipotesi Gennarino fa la cacca un minuto dopo che lo avevi vestito (e quindi si ricomincia da capo).

Intanto due coccoline alla piccolina, reduce dalla prima poppata con tetta della mattina, che giustamente deve fare il ruttino.

Quindi, mentre Teresa fa colazione con Gennaro, zucchera il caffè, fa i piatti, mette in ordine, stira, salva il mondo,  io sono con Nina in braccio che faccio strani gorgheggi stimola-rutti e intanto cerco di lavarmi e vestirmi (quindi se mi incontrate e sto vestito di merda sapete il perché).

Questi che vi ho raccontato sono solo 15 minuti di una mattina normale di una famiglia normale in una città normale.
Scene molto lontane da quelle viste in tv.

La famiglia del Mulino Bianco è un’invenzione dei pubblicitari, non esiste.
Nemmeno a colazione.

Anzi, cari pubblicitari, se proprio volete descrivere qualcosa di bello dovreste cominciare proprio dalla colazione.
Ma non come lo fate voi. Con mamma e papà super fighi, figli perfetti e cibo da hotel a cinque stelle.

Dovreste imparare a descrivere proprio tutto quel caos, quel disordine, quel gioco di squadra tra mamma e papà, quell’ urlare “Muoviti che facciamo tardi”.
Tutta quella tenerezza, quel cinico romanticismo che solo la mattina riesce a darti.

La mattina è imperfetta, veloce, ma piena di progetti e di cose da fare.
Un po’ come la famiglia. Ed è bella così.

E poi come spiegare la sensazione di benessere e la leggerezza del momento esatto in cui il cancello dell’asilo si chiude, hai fatto tutto e ti ritrovi da solo in macchina.

E finalmente quel sospiro di sollievo.
Quella sensazione che ti riempie il petto.
Quella cosa che ti guardi allo specchio retrovisore e ti dici “Anche stamattina ce l’hai fatta (ad arrivare tardi a lavoro, chiaramente!)”

Nessuna brioche alla Nutella è stata maltrattata nella stesura di quest’articolo.

 

 

News Reporter
Papà di Gennaro e Nina, zio di Antonio ed Emilia. Cervello da tronista, fisico da scrittore ed il solito non si impegna abbastanza. Non riesco a pronunciare la parola internazionalizzazione