Sono un papà. Da zio a barbapapà

C’è un momento nella vita di un qualsiasi uomo che segnerà il passaggio da essere vivente a cosa barra utensile barra elettrodomestico.

Un oggetto.

Ma non mi riferisco alle cose un po’ porno, tipo oggetto del desiderio.

(quelli sono i Filf, e non è chiaramente il mio caso).

Parlo di quando si diventa papà per la prima volta e che si passa dalla condizione di uomo a quella di oggetto.

Cosa. Soprammobile.

Nasce il tuo primo figlio e tu sei da solo con le tue paure, le tue ansie, la tua felicità.

Sei da solo.

Festeggi, ti “abboffi” di confetti, piangi. Tutto rigorosamente da solo.

Tutto il mondo è di là. Con la mamma, e con il bimbo. E tu sei di qua.

Con te stesso, e nel migliore dei casi con gli sfigati dei parenti che hanno il raffreddore e non si avvicinano al nascituro.

Gennarino, mio figlio, per i primi tre mesi ha mangiato e dormito.

Che fortuna, è vero… ma è questa la condizione che più di tutte agevola la trasformazione da potenziale buon padre di famiglia a soprammobile.

Pensateci un attimo.

Il bimbo dorme, la mamma si riposa (perché giustamente notti insonni, allattamento e robe varie).

Il papà che fa? Il soprammobile, appunto.

Il bimbo piange perché ha fame. La mamma si sveglia, allatta.

Il papà che fa? Il soprammobile, appunto.

Il bimbo deve fare il ruttino. E la mamma “Vabbè faccio io, tanto due minuti”.

Il papà che fa? Il soprammobile, appunto.

E il papà che erano nove mesi che si preparava a fare il papà, si ritrova solo e sconsolato a vagare per la città e le farmacie.

Sì, perché il papà in questione è un soprammobile sì ma all’occorrenza diventa un oggetto smart e multitasking.

Diventi autista della suocera, compratore convulso di pannolini e socio azionista di para farmacie e sanitarie.

Tutto abbastanza lontano dall’idea di paternità che si era fatto.

Il primo figlio rompe tutti gli equilibri, e a me nessuno lo aveva detto.

Tutti mi dicevano delle due ore di sonno a notte, dei rigurgiti sulla giacca due minuti prima di andare in ufficio (ed eri già in ritardo) e pure delle invasioni barbariche dei familiari e affini fino al quarto grado di parentela.

Ma di questa cosa dell’ “oggettivizzazione” del maschio nessuno mi aveva avvertito.

A me nessuno aveva detto “Guarda Giovà che in quel periodo tua moglie non si accorgerà di te nemmeno se balli nudo la lap dance sul tavolo del soggiorno”.

Sì , perché nei primi giorni il padre viene nominato solo nel caso di eventuali somiglianze al bebè.

E chiaramente Gennarino è sempre stato uguale, spiccicato alla madre (quindi non venivo citato nemmeno in questa situazione).

A me nessuno aveva detto che la cosa più rappresentativa che fa il padre nei primi giorni del primogenito è portare l’atto di nascita al municipio.

Avete presente i “barbapapà”? Il papà diventa una cosa del genere.

I barbapapà sono una serie di fumetti ed il protagonista è una specie di pera colorata che però può assumere qualsiasi forma in base all’esigenza della situazione.

Queste simpatiche “cose” sono esattamente come i papà nei primi giorni della paternità.

Si chiamano, appunto, Barbapapà (un caso? Io non credo).

A me queste cose nessuno le aveva dette.

Ed è per quello che ho voluto scriverle qui.

Nessuno mi aveva avvertito che da li a poco sarei diventato un simpatico (mica tanto) soprammobile.

E nessuno mi aveva nemmeno avvertito nemmeno di quella sensazione di gioia, stupore, pienezza e infinita dolcezza che ho provato ogni volta che vedevo Teresa allattare Gennarino.

Il senso profondo della vita a venti centimetri da me.

Perché sarò stato pure un soprammobile. Ma un soprammobile sensile, e follemente innamorato.

E Mamme scusateci se esistiamo!

 

News Reporter
Papà di Gennaro e Nina, zio di Antonio ed Emilia. Cervello da tronista, fisico da scrittore ed il solito non si impegna abbastanza. Non riesco a pronunciare la parola internazionalizzazione