Pranzo della nonna. Dov’è finito?

Non sono ancora riuscita a farmi persuasa di come la mia bisnonna avesse sfamato una famiglia di nove persone pur sprovvista di Bimby senza risultare affetta da disturbi della personalità.

Il problema è che la modernità in cucina mi disorienta nuovamente: posto che la necessità di accorpare due pasti nello stesso momento della giornata al nord risponde all’esigenza di mettere insieme una pietanza che appaghi un appetito leggermente superiore a quello di un cocorito, al sud questa necessità, onestamente, mi sfugge perchè, diciamocelo chiaramente, in Sicilia non siamo famosi per lasciarci morire di fame. È la terminologia di per sé inquietante: il “brunch”ad esempio, l’incubo che agita le notti di chi ha avuto una serata di eccessi, la soluzione che nessuna madre dovrebbe conoscere, il pretesto per mettere a tavola a mezzogiorno la colazione che ha preparato aspettando invano che il figlio si alzasse e il pasticcio di lasagne appena sfornato dalla nonna, il bric del latte accanto a quello del vino e il plasil a portata di mano.  Dubbio anche il concetto di  “Aperitivo rinforzato”: una portata in salamoia oltre le solite arachidi salate o in una forbice che va dalle olive bianche ai dinosauri arrosto a seconda dei valori delle ultime analisi del sangue, pagando solo un calice di fialette ricostituenti.

Ciò che più mi getta nello sconforto, però, è un invito ad un ” apericena”… Che cosa vorrà dire mai la padrona di casa?!!  Si tratta di un crodino o di una minestrina? Il pancino di riferimento è quello di Kate Moss o di Giuliano Ferrara? Mi devo portare dietro un panino farcito o la citrosodina? Questa necessità di emulare a tutti i costi usanze che non fanno per noi da dove viene?

La terminologia che più si addice a chi è cresciuto con la scarpetta nel sugo, con la mafaldina con la frittata e con la parmigiana del giorno prima, è un’altra: “il pranzo dalla nonna” che anche se ti svegliavi a mezzogiorno sostituiva il latte e caffè con la polpetta fritta, “lo spuntino di mezzanotte” classico mezzo kg di spaghetti  che digerivi l’anno successivo ovvero tre volte al giorno le tavole imbandite di flora e fauna a km zero (o quasi). Io me lo immagino il monito della mia bisnonna agli uomini che tornavano dopo una giornata di duro lavoro nei campi :- L’ apericena è pronta, lavatevi le mani che si fredda il canapè!  

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.