Bimbi al nido. Il primo distacco

Ho iscritto Dudù al nido. La mia Dudù: quattordici mesi, primi passi spediti ma incerti, appetito da camionista e una gran curiosità ma Dudù seduta sulla seggiolina non tocca con i piedini il pavimento. Le mamme che lavorano sanno che un pezzo della crescita dei figli devono perderselo per forza e l’asilo nido rappresenta il primo passo dei nostri figli fuori dall’ambiente familiare. Anche se le nonne, quando disponibili, sono felici di badare ai nipotini ad un certo punto per i miei figli, prima per Ninni ed ora per la mia fatina, è arrivato il momento di misurarsi con un contesto diverso e di relazionarsi con altri bambini passando la mattina lontano dalle coccole della famiglia.
Non sono stata assalita dai sensi di colpa, non ho trascorso il mio tempo ad origliare dietro la porta della classe, non sbircio dal vetro, non ho psicanalizzato le maestre e non ho pianto perchè lasciavo i miei figli tra le braccia di un’estranea. La maestra Pina, prima educatrice al nido d’infanzia per il mio Ninni è oggi candidata alla beatificazione non solo per avere nutrito mio figlio col cucchiaio quando non c’era verso di dissuaderlo dal capezzolo di mamma ma anche perchè continua ad essere un punto di riferimento quando ho bisogno di un consiglio per l’educazione dei miei bambini. A volte siamo più spaesate noi mamme di fronte a questa tappa della crescita, piuttosto che i bambini: per loro la novità degli spazi a misura di bimbo pieni di giochi, gli stimoli alla creatività e la possibilità di relazionarsi a soggetti di età inferiore ai 6o anni, rappresentano sicuramente una bella alternativa. Non ho ancora incontrato orchi o streghe nelle prime esperienze con l’ambiente scolastico dei miei bambini ed anche se la strada è lunga sono fiduciosa.

Se è vero che lascio i miei figli serena, di corsa mentre corro allo studio, talvolta spettinata, e baciandoli meno di quanto vorrei, uscendo da lavoro per andare a prenderli a scuola ho il cuore che mi scoppia di gioia come un’adolescente al primo appuntamento, non vedo l’ora di stringerli e baciarli, chiedere loro cosa hanno fatto e, per Dudù, di saperlo dalla maestra, perchè il tempo che non passiamo insieme è prezioso per il mio lavoro e per la loro indipendenza ma quell’abbraccio davanti all’armadietto che custodisce uno zainetto e le attenzioni della mamma  e l’ingresso a casa tutti insieme è il momento più felice della mia giornata.

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.