La corsa al regalo di Natale: voglio scappare!

Mi rendo conto che il Natale si avvicina quando in rapida successione la TV trasmette spot di inutilità varie, quali bigiotteria degna del nostro albero di Natale, profumi dei quali una vaporizzata garantisce il fascino ( e il fisico) di Charlize Theron, pelletteria che non sarebbe adatta neanche alla raccolta dell’ indifferenziata se non avesse la griffe a caratteri cubitali, e biancheria intima che renderebbe seducente anche la cappa della cucina.

Ed ecco che si ripresenta l’annoso dilemma dei regali di Natale, dilemma che da quando ho coscienza mi ripromettono di affrontare a Novembre, con calma e con anticipo, salvo ritrovarmi puntualmente il 24 pomeriggio dentro l’ultimo negozio aperto con la commessa che mi augura di strozzarmi a cena con la lisca del baccalà.

Temo il momento in cui mi troverò dentro il negozio di giocattoli stordita dalle voci degli unicorni parlanti, dai colori psichedelici e dai 50 gradi delle pompe di calore che esalano gas che scatenano l’acquisto compulsivo. Già sudo immaginandomi al cospetto della scaffalatura di una profumeria, a respirare aria satura di tutti gli effluvi del mondo compreso il broccolo in pastella che la signora Maria, anche lei in ritardo con i cadeaux di famiglia, ha appena finito di friggere.
Mi vedo in coda alla cassa, di fronte alla signorina addetta al confezionamento della merce, quella santa donna che torna a casa ed affetta da un tic stagionale continua ad infiocchettare qualsiasi oggetto le capiti a tiro, costretta ad impacchettare il più improbabile dei prodotti che, in nome della crisi e del pessimo gusto, merita quest’anno un posto sotto l’albero. Tuttavia, al momento opportuno, dissimuleremo peggio della Arcuri l’orrore scartando il centottantesimo originalissimo poggia mestolo, il maglioncino che ci infagotta moltissimo, la nuance di rossetto che ci fa somigliare piu’ a Joker che alla modella della pubblicita’, la fragranza che ci porta il mal di testa solo vedendo il peckaging, e pregheremo, pregheremo molto, che la Mazzantini abbia avuto altro da fare quest’anno piuttosto che scrivere altre banalità e che la zia abbia finalmente capito che odiamo spolverare e che l’unico ninnolo che apprezziamo in soggiorno è il telecomando.

Alla fine cio’ che conta e’ il pacchetto, la carta natalizia e un bel fiocco, dentro, in virtù del principio dall’ utilita’, puo’ esserci una confezione di carta igienica, un detersivo per i piatti, un sacco di patate o una ruota di scorta.
Quello che conta, a Natale come nel resto dell’anno, è l’ imballaggio, l’apparenza, LA CARTA, appesa a un muro, dentro una tasca, come sopra un oggetto, perché nella nostra società se coperto da un bel drappeggio anche un manico di scopa può risultare attraente e se ben pettinata una testa di gesso può sembrare interessante.

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.