Bimbi leggete, diventerete liberi – Progetto #Ioleggoperchè nelle scuole italiane

Se per gli adulti le motivazioni per trovare il tempo di leggere sono tante, quelle per trasmettere ai bambini la passione per la lettura sono decisamente di più.

Questa settimana numerose scuole sul territorio nazionale hanno partecipato ad una bellissima iniziativa dal titolo #Ioleggoperchè che ha riscontrato un grande successo, alimentando quel briciolo di fiducia, che nonostante tutto, nutriamo nel genere umano.

Premetto di conoscere tanti lettori appassionati ma anche tanta gente che sconosce la funzione di un libro o per meglio dire, ignora che oltre a quella di complemento d’arredo nella bella postazione di un mobile in radica di noce, possa svolgerne altre. Proprio perchè alcuni adulti sono totalmente irrecuperabili, l’iniziativa si rivolge ai bambini e ragazzi, incuriosendoli attraverso il racconto di alcuni testi nelle scuole e coinvolgendoli come “messaggeri” che invitino genitori e conoscenti all’acquisto di un libro da donare alle scuole.

La mia compagnia teatrale ha partecipato in qualità di “narratore” in una scuola elementare, vivendo un’esperienza da ricordare. L’attenzione dei bambini, sappiamo per esperienza col teatro ragazzi, tende a scemare dopo qualche minuto, quindi la mattina è cominciata per noi con una massiccia dose di caffè per tenere dei ritmi adeguati alla circostanza ed essere svegli abbastanza per essere dei lettori all’altezza dei nostri piccoli uditori: quaranta scatenati, ribelli, curiosi, svegli e impazienti. Abbiamo letto loro la storia de “Il coccodrillo enorme” di Roald Dahl  mimando e giocando con i diversi personaggi. L’androne della scuola elementare, illuminato e scaldato dall’ultimo sole di Ottobre, nell’immaginazione dei bambini si è trasformato in una giungla popolata di animali esotici. Abbiamo appurato che le maestre concorrono tutte alla beatificazione, che non è semplice tenere a bada una moltitudine di manine, piedini e boccucce e che per farsi sentire in mezzo al frastuono che le loro vocine producono bisogna avere un megafono o il diaframma allenato di un tenore. Ma ciò che più di ogni altra cosa ci ha sorpreso è stato constatare che per quanto in alcuni momenti avessimo l’impressione che essi fossero distratti, vedendoli confabulare, spostarsi di posto o distogliere lo sguardo, alla fine fossero concentrati sulla storia più di quanto non lo fossimo noi narratori  stessi, e che ne cogliessero tutte le sfumature. Quando alla fine della lettura la maestra Daniela ha chiesto loro il significato della storia appena ascoltata, ci hanno spiazzato esponendo con proprietà di linguaggio considerazioni di una profondità inaspettata.

Così si accende una fiammella di speranza per queste nuove generazioni, che reputiamo “vittime” di sterili input tecnologici ed invece sono capaci di tenere l’attenzione anche mentre le maestre si distraggono col telefonino, e soprattutto sono capaci  di trarre da una storia una morale meno banale di quella alla quale avremmo pensato noi adulti. Ancora una volta da questi piccoli folletti abbiamo da imparare l’ennesima lezione di sensibilità e di fantasia, da invidiare la loro capacità di entusiasmarsi e di stupirsi ascoltando una storia, da emulare la capacità di descrivere con semplicità quello che solo la purezza di un bambino può cogliere e immaginare.

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.