5 casi di solidarietà femminile. Soprattutto se sei una mamma

È nelle circostanze più bizzarre che la solidarietà femminile si manifesta nella sua forma più naturale e spontanea, di solito disinteressata.

Le situazioni più imbarazzanti o quelle nelle quali si diventa casualmente custodi di intimi segreti creano tra le donne patti indissolubili. Mi riferisco a quelle circostanze nelle quali donne discretamente conservano il ricordo di coinquiline di appartamenti universitarie, deambulanti dal letto alla cucina, con set di borsoni sotto gli occhi, betoniere di argilla su foruncoli dello stress formato XXL, calzettoni modello cuissardes su pigiamoni di flanella e il sex appeal di una cappa del forno, e ne preservano a distanza di anni la dignità.

Penso alla clientela del parrucchiere che condivide qualche ora della giornata socializzando con un mocio con la ricrescita che sembra shatush e le doppie punte che hanno preso possesso anche delle chiavi di casa, che con una mantellina e il colore sui capelli diventa una specie di coperchio della caffettiera e alla fine esce come una testa della Principessa Sissi montata sul corpo di un clochard.
Mi riferisco al rapporto che instaura l’estetista con la donna di Neanderthal, con l’aspetto primordiale dell’umanita’, permettendole di riscoprire una femminilità celata dal “superfluo” e della cui incorruttibilita’ bisognerebbe preoccuparsi più di quella dei parlamentari. Penso alla sorellanza che mostra la commessa che soffoca una risata sorprendendo la cliente col calzino che raffigura Babbo Natale nudo o che decotizza un ultrasuono traducendolo nell’invito a porgerle un’innominabile “taglia più grande”.

Immagino gestanti ai corsi pre- parto accomunate da caviglie a zampa d’elefante e dalla flatulenza, alle incontinenti nelle file per il bagno in discoteca con l’unico neurone ancora sobrio concentrato a mantenere il controllo sulla vescica, all’aula di diritto civile il giorno dell’ esame gremita di terrorizzate fanciulle accomunate dalla speranza che il titolare della cattedra sia finalmente stato rapito dagli alieni la notte precedente.
Mi vengono in mente le mamme che si incontrano davanti l’asilo e si sorridono con rispetto perché sembra che siano state sparate dallo stesso cannone, con la stessa espressione di diffidenza nei confronti della maestra nuova alla quale tentano di fare pure la radiografia, alle donne oltre che madri in coda dal pediatra con lo stesso desiderio nel cuore, penso allo sguardo di incoraggiamento della donna anziana che incrociata tra le corsie del supermercato una mamma che tenta di convincere il figlio della pericolosità dell’olio di palma mentre questo lucida il pavimento a specchio. Mi vengono in mente le donne che non giudicano la cellulite delle altre e che pensano alle proprie doppie punte prima di cercare il difetto alla statua greca seduta al tavolo di fianco sulla quale è caduto l’occhio anche del marito.

Mi piacciono le donne solidari, complici e capaci di empatia, che sanno prendersi per mano e sostenersi all’occorrenza.  Mi piace questa forma di sensibilità, di intelligenza, delle quali siamo più capaci degli uomini  ma che, per chissà quale capriccio, non sempre siamo in grado di mostrare.

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