Mamme sulla soglia dei 40. E’ quasi il mio turno

La scorsa settimana è stato il mio compleanno, il mio trentasettesimo compleanno. Sono a ridosso dei quaranta, mi fa meno impressione scrivere le cifre in corsivo. Sono vecchia o per lo meno mi ci sento.
Mi ci sento quando istintivamente i ventenni mi danno del lei, quando mi guardo allo specchio e capisco che sembro un aspic di pollo e che l’esercizio fisico da Settembre deve essere un impegno improcrastinabile, quando scelgo la crema per il viso e la commessa mi consiglia un buon siero anti- rughe. Durante la gravidanza di Dudù ho tagliato i capelli che ho sempre portato lunghi, nell’attesa che ricrescano ora ho un’acconciatura che è tra quella di Gigi Marzullo e quella di Orietta Berti, praticamente ho in testa un carciofo: sono un aspic con decorazione! Nell’impeto di vitalità di una serata con gli amici dopo mezzo bicchiere di vino vedo i Pokemon dopo un bicchiere intero biascico in aramaico e la mattina seguente con la vitalità di Lurch Addams.

Se provassi ad andare a ballare una sera e facessi le tre del mattino avrei bisogno di una flebo e del tubo dell’ossigeno. Mi scricchiola un ginocchio, le gravidanze mi hanno lasciato una vescica arrendevole e dopo due allattamenti i miei seni ed i miei glutei sono stati vinti dalla forza di gravità. Comincio ad avere le ginocchia troppo raggrinzite per la gonna corta ma non sono abbastanza alta per quella lunga, se la temperatura si alza oltre la media stagionale la mia pressione si abbassa ben al di sotto di quella normale degli esseri viventi, non resisto sotto il sole più di cinque minuti, peraltro bardata come un Tuareg e, poichè la mia melanina è andata in pensione, anziché il colore ambrato porto a casa sistematicamente l’eritema. Strizzo gli occhi per vedere da lontano e a causa di questa smorfia ho delle piccole rughe all’estremità esterna dell’occhio (si, non c’è altra spiegazione, le ho per quello!) ma anche da molto vicino non sono proprio un falco. Ad ogni piè sospinto ho il raffreddore, in inverno per colpa dei termosifoni, in estate per colpa del condizionatore, in primavera immagino sia per colpa del foulard. E poi borbotto, attività tipica degli anziani, parlo da sola, mugugno, mi lamento: chiaro sintomo di un principio di demenza senile. Per fortuna vivo anche una condizione di totale “rimbambimento”, non individuo facilmente l’età delle persone e solitamente ritengo tutti i ventenni miei coetanei, salvo cadere nello sconforto più totale avvedutami che il mio interlocutore è nato nel 1998, data nella quale  io ero prossima al diploma e a trasferirmi in un’altra città per studiare proprio mentre quello che pensavo essere mio coetaneo emetteva il primo vagito.

La sera del mio compleanno ho trascorso un paio d’ore con le mie migliori amiche, mie coetanee, con gli stessi disturbi mentali e gli stessi disagi (ne mancava una a dirla tutta), sempre alla ricerca dell’occasione, sempre la successiva, per sentirci giovani e spensierate come qualche anno fa. Ninni ad una festa di compleanno ed i loro bimbi a casa con la nonna, con noi solo Dudù che sta sempre buonissima.

I nostri mariti conoscono da sempre la nostra propensione alla trasgressione e sono rassegnati. Scatenate per l’evento al tavolo non abbiamo ordinato il crodino solo per dignità, il cameriere ventenne lo abbiamo convinto ad alleggerire la dose di vino nello sprits solo perchè allattiamo. Erano le sei del pomeriggio e il bar ospitava noi e un paio di pensionati più arzilli. Abbiamo parlato di asilo.

Stiamo organizzando un club dell’uncinetto per questo autunno.    

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.