Capire la meraviglia di essere madre durante le nozze d’oro dei tuoi suoceri

Oggi i miei suoceri hanno festeggiato cinquant’anni di matrimonio, CINQUANTA ho scritto bene: una vita.

Felici, sorridenti, davanti al prete che benediceva le fedi nuove, circondati dai figli emozionati, dai nipoti con le camicie bianche e dalle nipotine con le trecce e i nastrini. Per l’occasione la famiglia si è riunita tutta, le mie cognate con i figli sono arrivate dal Veneto e dal Trentino, ed è stata subito una gran festa. Come al solito però la vita delle mamme ha qualcosa di fantozziano in qualsiasi occasione.

I preparativi per l’evento in casa mia sono cominciati dopo pranzo con l’incantesimo di una piega a domicilio mentre il caldo torrido dell’estate siciliana ha reso rapido il passaggio dall’ acconciatura di Valentina di Crepax a quella di Maria Antonietta di Francia. Lavato, vestito e pettinato Ninni si è addormentato in posizione da contorsionista sul divano. Dudù che di solito porto in giro in versione “figlia della giungla” per l’occasione l’ho infiocchettata con fascetta e scarpette color fragola, in segno di civiltà.
Preparata la prole, io ho indossato la prima cosa che, presa dall’armadio, mi sembrava avesse l’aspetto meno sgualcito, ma accecata dallo shampoo, con l’ombretto color prugna, sono uscita di casa con il make up di Rocky Balboa al terzo round, e chiaramente in ritardo.

Abbiamo attraversato la navata di corsa, sotto lo sguardo rassegnato del parroco, e ci siamo posizionati strategicamente accanto alle zie con i ventagli più ampi ed il movimento di polso più rapido, tenendo in braccio io Dudù e mio marito Ninni che continuava a dormire profondamente sbavando come un San Bernardo sulla giacca blu del su papà. Dudù ha deciso di farfugliare un concetto proprio durante l’omelia, e testando l’acustica della Chiesa la sua vocina è stata udita fino a Kathmandu.
Le vecchiette alla mia destra mi hanno lanciato un’occhiataccia, tacciandomi del peccato di “generatrice di disturbatrice”. Per evitare la rissa Dudù è passata tra le braccia delle zie col ventaglio, distruggendo la loro arma di refrigerio. Dopo la benedizione il prete ci ha esortato gentilmente ad andare a fare chiasso altrove, così andiamo a disturbare serenamente in un ristorante distante qualche km, percorrendo i quali Ninni riemerge dal suo letargo con le batterie cariche per la serata. Il locale che ci ospita ha un ampio spazio all’aperto che permette la corsa dei bimbi verso le giostrine e quella dei grandi che sgomitano per evitare il posto accanto al parente più chiacchierone. Dudù si addormenta nel suo passeggino,e deludendo le mie aspettative che prevedevano una serata di acrobazie Ninni si siede al tavolo con i suoi cugini.

I miei figli sono i più piccoli tra i nipoti. Al tavolo ci sono anche le figlie del cugino di mio marito, anche loro più grandi. Ninni è’ seduto accanto ad Ale che di anni ne ha quindici, è alto 1,80m e avrà una decina di fidanzate, ordina da solo la sua pizza e mentre l’aspetta chiacchiera con Violetta. Tutti insieme sono una squadra, e sono bellissimi. Uno sguardo complice con le mie cognate che hanno da poco superato la fase delle fatiche con i figli piccoli e ne affrontano di altre, e la serata prende miracolosamente una piega di quiete. Ogni mamma a quel tavolo ha corso, ha sbraitato, ha temuto di non svolgere bene il proprio ruolo, tutto nel corso della stessa giornata, a prescindere dall’età della progenie. Poi guardo mia suocera, tre figli di cui uno pestifero che ho sposato io, ed un marito con un lavoro impegnativo.

Mi chiedo quante volte anche lei avrebbe voluto infilare la testa dentro un secchio di vodka liscia e scordarsi pure come si chiamava. Eppure stasera è felice, stretta a quell’uomo che ama e che la ama da cinquant’anni, nel suo bel vestito da sera con i suoi sei nipotini quasi tutti più alti di lei.

Chissà quante volte anche lei si sarà sentita un po’ Fantozzi, si sarà vergognata per avere la casa in disordine, avrà soffocato un pianto. Staserera festeggiando i cinquant’anni della sua bella famiglia, quella mamma è felice e quel sorriso veicola una speranza, forse anche più di una.

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.