BUON CIBO E BAMBINI. QUANDO IL BUON ESEMPIO NON BASTA.

Nel mio immaginario i miei figli crescendo sarebbero stati in grado di gestire i loro pasti con la sapienza di un nutrizionista, di fatto se mio figlio non mangia, da perfetta mamma del sud io insceno un dramma degno del Teatro greco di Siracusa.

Non è servito a niente portare a tavola la flora della Sicilia orientale per dare il buon esempio. Sin dal periodo della gestazione ho abituato i miei figli ai sapori del broccolo, dell’aglio e di tutta l’erba commestibile del territorio, ottenendo finora solo pessimi risultati.
Per quasi tre anni Ninni si è nutrito quasi esclusivamente di latte materno, con la sola eccezione dei pasti al nido, dove non avendo a portata di mano seni di sua competenza, per chissà quale incantesimo di quelle fatine delle sue adorabili maestre, mangiava quello che passava la mensa; tornato a casa non ingeriva nulla che non provenisse da un capezzolo.

Eliminato il latte materno la scelta di mio figlio tra le mura domestiche si concentra su quattro alimenti contati. Per quanto sperimenti gli artifici più subdoli, i piatti più truffaldini dello scibile culinario, il mio intento di variare la sua dieta si rivela vano e Ninni ripiega sistematicamente sulla pasta con l’olio.

Mentre io e mio marito bruchiamo insalate e ortaggi di tutte le tipologie a Km 0, mentre a tavola troneggia pure un contadino sotto sale, nostro figlio ci osserva disgustato e si serve di un numero irrisorio di pisellini findus, coltivati nel Guatemala; non nutre alcun interesse per i dolci fatti in casa, specie per quelli che preparo io (il che non mi incoraggia come cuoca), in compenso sterminerebbe mandrie di bovini e la fauna ittica locale ed il suo supereroe è il pasticcere del nonno. Immaginatevi il sommo gaudio quando qualcuno mi rimprovera di non avergli fornito il giusto esempio!

Al mio Ninni sono concesse le patatine fritte una  tantum, quando mangiamo la pizza fuori, la prossima volta in cui potrà mangiarne qualcuna è prevista in occasione della dipartita del prossimo Papa (cento anni, mi auguro); sono riuscita a demonizzare la coca-cola e bevande analoghe di tipologia “radioattiva” in maniera così convincente che mio figlio ha rimproverato aspramente il responsabile del supermercato sotto casa per averla in vendita,  mettendomi fortemente in imbarazzo; fino a questo momento siamo salvi dalla demoniaca nutella  perchè nonostante qualche nonna gliene abbia fornito una piccola dose, ad oggi non siamo ancora finiti nel tunnel della dipendenza e per precauzione preferiamo tenere lontana la tentazione di diversi km anche per evitare che la mamma una volta al mese infili la testa dentro il vasetto incriminato, mettendo fine ai suoi deliri premestruali.
Siamo riusciti a sottrarci all’influenza della pubblicità e le merendine in casa nostra sono rare come i termini comprensibili tra i loro ingredienti, in compenso qualche volta sono concessi i biscottini per la prima infanzia. Ultimamente Ninni ha deciso di boicottare anche le uova e i formaggi, contiamo le pennette o le farfalline che dobbiamo condire con l’olio o quando è festa con un cucchiaio di pomodoro e ad ogni pasto di mio figlio un ricettario finisce distrutto per autocombustione. Se a tavola mangia anche il secondo o uno spicchio di mela intoniamo un gospel e urliamo al miracolo. Ogni tanto ricorriamo alle perette di glicerina e stiliamo una sfilza di buoni propositi mentre siede sul water ed io gli tengo la manina.

L’integrazione di frutta e verdura dura da Natale a Santo Stefano, facendomi la grazia di mangiare qualche fiore di broccolo o qualche omogeneizzato di frutta. Ora, lo so che nel mondo ci saranno tante madri fighe che questi problemi non li hanno, madri scienziate i cui figli si nutrono di bacche di goji e germogli di sapienza, ma questi siamo io e Ninni, felici ed imperfetti. Tuttavia in fede alla mia terra sicula, dove le nonne prima delle mamme dispensano affetto sotto forma di parmigiana e cassata, non demordo e aspetto fiduciosa il metabolismo adolescenziale per scongelare i miei ricettari.

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.