Mamma mia che senso di colpa

Ogni sera il resoconto della giornata di una mamma è sempre lo stesso: il tempo è  troppo poco per fare tutto quello che si avrebbe in programma e per farlo come si vorrebbe.
Se non decidiamo di trascurare la casa e le faccende quotidiane ad essere privati delle attenzioni sono i bambini. C’è sempre un disegno che avremmo potuto colorare insieme, una storia nuova che avremmo potuto leggere, un gioco che avremmo potuto inventare, ma ha avuto la peggio rispetto  ad una cena da preparare o ai pavimenti da lavare.

Dudù aspetta il suo turno per ricevere le coccole, sempre dopo che la mamma sia rientrata da lavoro, dopo che la cucina sia stata riordinata, dopo che Ninni abbia ricevuto la sua merenda. Sempre di corsa, il tempo per sedersi a terra con le gambe incrociate per  costruire un grattacielo con le costruzioni è difficile da ritagliare. Oramai ho il terrore che mio figlio si sia rassegnato ad una mamma che dice sempre “adesso arrivo” mentre lui nutre la speranza che io lo guardi mentre gioca, mentre disegna, assorto nei suoi pensieri di bambino che sono lontani anni luce dagli impegni di noi adulti.

Il resoconto della sera, per le mamme che lavorano è sempre una sconfitta, è pieno di rimpianti perché vorremmo gestire tutto e non trascurare niente.
Se ci sfugge un disagio a scuola, un livido sul ginocchio, se un bimbo non cresce abbastanza sentiamo addosso la responsabilità di non essere capaci del nostro compito di madri.

La sera per le mamme è il momento dei sensi di colpa, perché se abbiamo fatto mille cose ma per qualsiasi motivo non siamo riuscite a raccontare una favola a nostro figlio, ci sentiamo in difetto. Perché è complicato per una donna sentirsi sempre all’altezza di quello che chiede a sé stessa: vorremmo dare il massimo al lavoro fuori, nel nostro ruolo dentro casa e nel difficile compito di genitori ma tutto è quasi impossibile da conciliare.
Per quanto ci impegniamo qualcosa sfugge inevitabilmente al nostro controllo e tanto basta per pensare che non abbiamo fatto abbastanza.
Sono sempre più impellenti gli altri compiti da svolgere piuttosto che giocare con i chiodini o fare una gara con le macchinine. Il bucato da stirare è sempre più importante della risata di mio figlio, fino al resoconto della giornata, quando tutto il resto perde valore rispetto a quell’abbraccio con il quale mi chiede di fare nanna in braccio o di stendermi accanto a lui nel suo lettino, ed è in quel momento realizzo che un’altra giornata è finita, che forse a Ninni sono mancata, che non ho dedicato abbastanza tempo ai miei bambini  e che avrei potuto evitare di impegnarmi in un progetto che mi tiene lontana anziché portarli a fare una passeggiata.

Mi chiedo quanto sia complicato far funzionare questa macchina famigliare nella quale nessun meccanismo  può incepparsi, perché ogni pezzo del macchinario rappresenta un modo per dispensare amore e tutti gli ingranaggi devono essere perfettamente azionati e la mamma è il manutentore. Se il grembiulino non è stirato, se i dentini non sono lavati e se Dudù ha il culetto arrossato io ho perso la sfida di mamma perché nel meccanismo c’è qualcosa che  non ha funzionato e tanto basta perché la mamma si senta responsabile.

La sera per noi mamme è il momento dell’ esame con noi stesse, l’esame di manutentori della macchina perfetta, di dispensatrici di affetto attraverso tutti i canali che una mamma può usare, e di solito per quanto possiamo esserci impegnate da questo esame usciamo bocciate.

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.