Ogni bambino ha i suoi tempi

Sono cresciuta in una famiglia nella quale che fossi brava me lo dicevano col contagocce perchè se prendevo un voto alto o facevo bene qualcosa, il merito non era mio ma di qualche santo che aveva interceduto. Per questo vi spiego il mio disagio durante le conversazione con le mamme di “figli prodigio”.

Da quando è nato il mio Ninni ho sperimentato l’universo dei bambini e quello ancora più complesso e variegato delle mamme. Per espiazione dei miei peccati, e probabilmente di quelli della mia generazione per intero, io mi imbatto sempre nelle tipologie di “colleghe mamme” più bizzarre. Tra le specie più curiose trovo che vi sia la mamma di figli “precoci”, mi riferisco alle genitrici di esserini che eccellono dal momento in cui vengono al mondo fino all’ingresso nel mondo del lavoro e sempre. A detta della sua mamma il “prodigio”alla nascita non vagisce, emette sinfonie, disquisisce di fisica quantistica; a differenza di tutti i neonati che sembrano dei goblins il prodigio nasce bellissimo, roseo e con lo sguardo intelligente, a quattro mesi sta in piedi da solo (più o meno  come un cucciolo di giraffa), ad un anno gioca a calcio meglio di Messi o danza come la Fracci. Per il “prodigio” non esiste il periodo della lallazione, ad un anno e mezzo esprime in perfetta dizione il proprio parere sulla politica nazionale, a quattro anni parla cinque lingue e quasi, quasi sa anche allacciarsi le scarpe. LE MAMME CI CREDONO:  ogni momento è opportuno per raccontare con orgoglio delle prodezze dei figli e della loro infinita intelligenza, tronfie di orgoglio, mentre IL GENIO infila le dita nel naso fino al bulbo oculare o si imbratta di gelato fino alle orecchie. Personalmente recepisco informazioni simulando stupore, per non sminuire il compiacimento della mia interlocutrice. Sposto l’attenzione sui miei figli con la speranza di cogliere un guizzo di prodigio nei loro sguardi ma senza successo: Ninni a quattro anni sta ancora imparando a colorare dentro i margini e Dudu a sei mesi non sta ancora in piedi da sola, agli occhi dell’altra mamma i miei figli sono praticamente un fallimento! Intanto mi imbarazzo pensando alla carriera delle mamme dei “prodigi” come trituratrici a grana fine di sinapsi delle mamme altrui, le immagino davanti le scuole dell’obbligo a sciorinare i voti fantasmagorici della progenie, o al mercato a parlare di facoltà e materie universitarie delle quali non capiscono niente ma che, in quanto scelte dai figli, rappresentano l’ennesima prova della supremazia del loro quoziente intellettivo. Dalle premesse millantate dalle madri questi piccoli scienziati dovrebbero diventare fisici nucleari ed invece spesso svolgono lavori normali e come tutti, talvolta, sono anche disoccupati. Ogni bambino ha i propri tempi per crescere e per imparare, per fortuna i piccoli geni esistono, ma non ce ne sono tanti come le mie amiche mamme vorrebbero far credere. Ogni figlio è un prodigio per la rispettiva madre ed è giusto celebrarne i successi, non necessariamente come faceva mia madre accendendo un cero alla divinità che aveva interceduto e privandoci anche di quel briciolo di autostima che provavamo a costruirci, anche lusingandoli all’occorrenza… basta non tediare le mamme degli altri!

 

 

News Reporter
Avvocato scampato, moglie impegnativa, attrice di teatro per disperazione, appassionata di libri e di cucina e soprattutto mamma di un folletto e di una fatina. Non si rassegna all'idea che la giornata abbia solo 24 ore.