La coppia dopo l’arrivo dei figli

Quando sotto il peso degli impegni quotidiani trascuriamo il nostro aspetto fisico e il rapporto di coppia, quando ci presentiamo a nostro marito vestite come un quadro di Picasso, con  in testa uno scafandro di forcine, truccate come Heidi dopo una notte di eccessi e col sex appeal di un palo della luce mentre lui ha trovato il tempo di diventare ancora più affascinante, diventiamo sospettose e corriamo ai ripari innescando una strategia tutta femminile.

Mamme confessiamocelo: l’equilibrio della coppia con l’arrivo di un bambino risulta compromesso, se i bambini diventano due, le attenzioni che riusciamo a dedicare al nostro compagno sono le stesse che rivolgiamo ad un complemento d’arredo. Arriva un momento, però, in cui ci rendiamo conto che la nostra dolce metà è vicina ad una fase dalla vita, a quanto pare fisiologica per gli uomini, che li porta a schiodare l’amo e, lasciata cozza e alici a casa, a giocare a pescare nel mare delle relazioni a far abboccare qualche fresca e spensierata sirenetta. E’ evidente che si persuadono che con la maternità noi donne perdiamo interesse per tutta una serie di piacevoli attività per le quali in realtà ci manca solo il tempo. Succede così che mentre noi non vediamo un’estetista dalla prima guerra punica, facciamo la doccia con l’orecchio parabolico con il “ciccio pavimenti splendenti” e indossiamo qualcosa che ci rende seducenti una cappa della cucina, lui si dedica ad una rasatura accurata, all’utilizzo di dopobarba in quantità tali da ampliare il buco dell’ozono, alla scultura dell’addominale ed alla scelta di un abbigliamento che filtri virilità da tutte le trame. Scattato l’allarme, però, ci facciamo carico di salvare la fauna ittica familiare e di ricondurre l’avventuroso pescatore al nostro accogliente (per quanto rumoroso e disordinato) acquario, scovando quel briciolo di femminilità che annaspa tra un cesto di bucato ed un pellegrinaggio dal pediatra. Così,dismessa la tuta da palombaro, individuiamo, in un armadio oramai gremito di indumenti che stanno bene solo al tubo dell’aspirapolvere, quell’unico abito che non ci faccia somigliare ad un calamaro ripieno; cestiniamo le preistoriche pantofole di Hello Kitty versione tossicodipendente e col portamento di un triceratopo torniamo sui tacchi; in casa usiamo una voce suadente anche quando vorremmo trasformarci nel “gormita urlo assordante” e far crollare il palazzo; dissimuliamo la stanchezza sbattendo ciglia imbrattate di mascara di Lourdes mentre vorremmo stramazzare al suolo; sorseggiamo bicchieri di vino rosso chiacchierando di moto e calcio mentre vorremmo infilare la testa dentro un secchio di tequila e scordarci come ci chiamiamo per due giorni. Purtroppo il mare è pieno anche di “Tritoni” che da qualche “sirenetta” si sono fatti cucinare al cartoccio ma contro la frittura di paranza che alcuni hanno in testa ci vorrebbero miracoli e per quelli, in sala parto, non ci programmano ancora.

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