I bambini sono crudeli lo diceva anche Erode

Se le cabine telefoniche sono i posti in cui Clark Kent si trasforma in Superman, i parchetti giochi sono i posti in cui io mi trasformo in Erode. Perché i bambini possono essere crudeli e farti incazzare. E poi perché io sono fondamentalmente rimasta una bambina, crudele proprio come loro.

Ricordo ancora la prima volta al parchetto di Queen’s Park, a Londra, con Mia che avrà avuto un anno e 2 -3 mesi e ancora tanta fiducia nel genere umano, soprattutto nelle bambine bionde e angeliche. Così, mentre una delle suddette bambine bionde sui 3 anni urlava “Go away” a mia figlia, io mi ripetevo “è solo una bambina (stronza) ma è solo una bambina”. Poi c’è stato quello che le ha svuotato un secchiello di sabbia e merda in testa, quella che l’ha tirata giù dal cavalluccio perché non andava abbastanza veloce, quello che l’ha spinta di testa giù dallo scivolo, quello che le ha pisciato vicino allo zainetto della scuola (qui eravamo già a Barcellona, nel nostro quartiere bello “pop”).

Le tipologie delle mamme presenti al parchetto possono essere rappresentate su una scala che va dall’assoluto “sticazzi” della mamme arabe, che vanno al parchetto per costituire una sorta di gineceo e chiacchierare sulle panchine ignorando completamente i figli che rischiano la loro vita e quella degli altri staccando i giochi fissati al suolo e lanciandoseli contro; alla mamma “Erode”, che sono io, appunto. Tra me e loro ci sono le mamme non interventiste (e non esposte a Chi l’Ha Visto), ovvero le spagnole e le inglesi (a seconda di se mi trovo a Barcellona o a Londra) che mentre guardano i figli menarsi, si ripetono a mente le varie regole di Gina Ford o di qualche altro manuale per crescere i figli lasciando a loro spazio e responsabilità. Poi, poco prima di me, ci sono le altre mamme italiane (del Nord però), esposte anche loro alla paranoia di Chi l’ha visto, quindi comunque vigili abbastanza, ma magari che provano almeno a imitare le più liberali madri europee, mostrando disinvoltura quando un bullo minaccia di morte il figlio, con il cuore che dentro le sanguina.

Quello che ho imparato di me è che, più che le spinte, mi feriscono le parole. L’Erode che è in me esce fuori coi bambini che le dicono “No, tu non puoi giocare con noi”.

Quello che ho imparato di mia figlia è che lei non solo non picchia, ma è meno crudele di me.

Qualche giorno fa, eravamo appena arrivati al parchetto della Barceloneta, e c’era un bimbetto di 1 anno e 2-3 mesi, con gli occhiali da ragionier Filini, quelli a culo di bottiglia che curano lo strabismo suppongo. Mia non aveva mai visto una persona strabica. “Mamma vieni a vedere, questo bimbo ha gli occhi all’indietro!” mi ha urlato facendosi sotto al bambino per vedergli meglio gli occhi. E mentre sua madre faceva di tutto per tenere il bambino lontano da Mia, io cercavo di ritrovare nella mia memoria la lettera diventata virale online di quella madre della bambina autistica che ringraziava il vicino di posto in aereo per averla ignorata. O era per non averla ignorata? Come si fa in questi casi? Cazzo non mi ricordo più. “Mia vieni qui, il bimbo ha una bua agli occhi, non dargli fastidio” ho detto sperando che nessuno capisse l’italo-inglese che parla Mia e sorridendo alla madre che aveva già lo sguardo di Erode. “Ma mamma perché ha gli occhi così” ha detto lei mimando con occhi e mani lo strabismo, nel caso qualcuno non avesse capito bene il concetto. “Scusami – ho detto alla mamma – è solo una bambina, stronza ma è solo una bambina”.

Daria De Simone

News Reporter

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